MARINO CURNIS - FIABE E RACCONTI

Indice

A seguire tre piccoli esempi dei miei racconti e delle mie fiabe.

In attesa della pubblicazione in un futuro spero non troppo lontano...

cercasi editore!!!

 

LA ROSA RUBATA

Questa è la storia di una rosa rubata; ed è dedicata a te. Perché a volte il dono più grande è riposto con i piccoli doni nell’angolo del più misero cassetto. E perché a volte, la vita, incarica un tetro fantasma di rubarci il gioiello, così che noi ne rivalutiamo il suo immenso valore.

Un tempo (molte lune e molti soli sono ormai passati), esisteva a Nord di ogni terra, una valle immensa e mirabolante, baciata dal sole e da ogni creatura. Di giorno, carezzata dal sole e dal vento, pullulava d’ogni sorta di essere vivente: bellissimi dei, e leggiadri elfi, laboriosi nani ed altissimi uomini. Di notte, costoro dormienti, si empiva di tutto ciò che madre natura aveva creato, o solo pensato. Tanto il sole, quanto la luna e le stelle, potevano ammirare dall’alto come, tra tanta vitalità, regnassero incontrastati pace, calma e silenzio.

Il nome di questa valle era “Véritasògno”. Era, poiché ora non è più.

Ma lascia che ti canti la sua storia…

Quando ancora si comprendeva la differenza tra Bene e Male, il vecchio buon re Innevatopelo, così chiamato a causa della sua argentea chioma, ormai giunto felicemente al termine della sua esistenza, radunò ogni vivente di Véritasògno nel centro della valle: “Miei cari, vecchia per me è la notte, e mi devo accomiatare. Finché ho regnato, Véritasògno ha visto la pace, poiché bene e male sono stati tra noi senza maschera. Sia sempre così! Ma ora che me ne vado, temo per voi. Così ho deciso di lasciarvi un monito, che vi allarmi dal male e vi rammenti il bene. Pongo tra voi una Rosa Perenne. Neri come il cielo la notte, sono i suoi petali, ed azzurri, come il cielo di giorno. Mai stancatevi di ammirarla e custodirla, ed il vostro cuore sia sempre rivolto ad essa; poiché di tutti essa è il dono più prezioso, ed il Signore dei Ghiacci e del Male, bramerà possedere sì immenso dono.”

Erano trascorse molte vite dalla morte di re Innevatopelo, ed il suo ricordo era ormai morto con lui. A Véritasògno la gente cominciava a scordare Male e Bene, la Rosa e gli ammonimenti dell’antico e saggio re. E gli anziani, che ancora qualcosa rammentavano, scusavano ogni cosa considerando che mai il Signore dei Ghiacci si fu disturbato per loro.

Così, Male e Bene si rimisero la maschera, e nessuno a Véritasògno li riconobbe più. E nessuno riconobbe più Véritasògno. Infatti, seppure non se ne ricordino le vicissitudini, i popoli del Nord raccontano che il Signore dei Ghiacci, vedendo senza cura né protezione la Rosa di Innevatopelo, decise di impossessarsene tra l’indifferenza generale. E non solo. Decise di punire gli stolti abitanti di Véritasògno! Come, non lo sa nessuno; ma se incontri un uomo delle terre a Nord del tuo bellissimo pianeta, chiedigli di mostrarti dove fosse Véritasògno. Immantinente, ti indicherà una terra ghiacciata e desolata, indifferente a tutto e a tutti. Questi popoli, e tutte le genti che abitano il tuo pianeta, la chiamano “Polo Nord”… Lei, non chiama; attende, solo, di nuovo, la sua Rosa.

(Autore: Marino Curnis. © ®. 29/04/1996. -Fascicolo III * 56/60-)

 

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...

 

LA CREAZIONE

E Dio disse: “Che noia la perfezione, l’onnipotenza, la santità. Eternamente, tutto. Ci vuole qualcosa che rompa questa monotonia… potrei creare l’imperfezione, l’impotenza, l’empietà. Momentaneamente, nulla. Potrei creare l’uomo e la vita.

E Dio creò l’uomo, e non lo fece certo a sua immagine e somiglianza; ci provò con la donna, ma nemmeno lei gli riuscì tanto bene. Poi, preso dall’enfasi del creare, fece gli animali, il sole, la luna, le stelle, l’acqua; ed ancora, il giorno e la notte, gli alberi, i monti ed il mare. Quando ebbe terminato, si guardò attorno, vide l’universo finito e disse: “Che noia essere perfetti… non puoi creare nulla che sia totalmente imperfetto".

Si raccolse nella sua onnipotenza, e prese compiaciuto ad osservare l’uomo: “Lui sì, mi è riuscito proprio bene!”

(Autore: Marino Curnis. © ®. 08/11/1995. -Fascicolo III * 36/37-)

 

IL SIGNOR RAGNO

Se non stai buono, chiamo il mio amico ragno! E’ un ragno un po’ strano ed originale. Come molti ragni è peloso e nero, ma ha soltanto quattro zampe… te lo dissi che è strano! Non parla. Bè, quando mai si è visto un ragno parlare: succede solo nelle fiabe! Ma la stranezza, non è solo il fatto che abbia quattro zampe e sia peloso e nero: è strano anche come si veste. Perché si veste, davvero… Su ogni piede di ogni sua piccola zampa, indossa un calzino. Ed ognuno dei quattro calzini è diverso: uno lungo, uno corto, uno bucato ed uno macchiato. Ognuno di variopinti colori: l’uno a stelle gialle e blu e rosse; l’altro a strisce viola e quadrettoni verdi. Sull’altro ancora ci sono disegnati il mare, le montagne ed animali d’ogni forma. E’ anche un poco buffo con il suo succhiotto rosa, arancio e azzurro; e se lo guardi bene dietro gli occhiali a specchio scoprendone gli occhi storti, (storti così, come lo sono i miei ora), ti metterai certo a ridere. Ma non ridere troppo: ricordati dei suoi denti aguzzi e dei suoi peli neri, non sia mai detto che egli non morda! Sicuro. Adesso che ti si avvicina, piano piano, lento lento, chissà che paura ti fa! Ma non scappare, non fargli sapere che lo temi. Neppure ora che ti sale sulla mano e si arrampica sul braccio…ssttt! Non fiatare, ma stai fermo e mostra il tuo coraggio. Salirà il braccio e ti verrà sulla spalla, poi, dietro il collo, ed alla fine sulla testa tra i tuoi capelli. Ma se non ti muovi e mostri il tuo valore, e soprattutto se stai buono e tranquillo, il Signor Ragno, questa volta, ti sarà amico… ed io non lo dovrò più chiamare.

(Autore: Marino Curnis. © ®. Alzano Lombardo, BG. 05/07/2000. -Fascicolo V * 53/54-)

 

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